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La magia della competizione

Quali sensazioni si provano a gareggiare ? Pensieri in libertà per chi queste sensazioni le ha provate e per chi no.

Il Ciclismo credo che sia tra gli sport che più si prestano a mille interpretazioni ed alle svariate caratteristiche di chi lo pratica , ma non per questo meno valide e premianti le une verso le altre. C'è chi ama il cicloturismo più tranquillo nei pressi di casa, chi le uscite a cannone cercando le medie ,chi ama esplorare e chi ripete all'infinito lo stesso percorso ad ogni uscita, chi esce solo se può cimentarsi con qualcuno o per socializzare e ci sono invece i ciclisti solitari .C'e' chi si prepara utilizzando le tabelle e chi mai lo farebbe. Ci sono i randonee per le lunghissime distanze , le gare a circuito, le Granfondo, le crono, i raduni gravel, la Mtb, il downhill . Si può trovare il terreno più adatto per le proprie performances: salite, volate, distanza , ma anche in base alla propria conformazione fisica : scalatore , passista , velocista, cronoman ecc.: veramente in questo sport ognuno può trovare la propria dimensione o comunque quella più appagante per lui.Un discorso a parte riguarda il mondo della competizione e la sfera delle particolari sensazioni che difficilmente potrà scordare chi le ha potute provare. Al di là della soddisfazione nel perseguire un risultato positivo , un piccolo o grande miglioramento o nel superare un proprio limite, è innegabile che intorno alla partecipazione ad una competizione gravita tutta una serie di affascinanti emozioni e ritualità per chi le sa cogliere ed apprezzare. Si comincia a pensare alla gara qualche giorno prima : allenamento adeguato , massaggio , pochi stravizi a tavola . Alcuni il giorno prima della competizione amano la sgambata, personalmente a me piace anche non toccare proprio la bici se non per il controllo di tutto ,catena, gomme ecc.  La mattina della gara credo che per ognuno sia costellata dalle proprie ritualità : colazione abbondante almeno 2/3 ore prima dello sforzo , preparazione del vestiario , carico in auto della bici e via verso il ritrovo cercando la concentrazione in auto con la musica che più ci aggrada. Si ritira il numero , le spille e lo si sistema sulla maglia e sul telaio ,a destra o sinistra a seconda del lato fotofinish.Poi si inizia il riscaldamento,  magari provando un tratto del percorso . Si incrociano gli altri concorrenti e non si sa mai come approcciarli: se si conoscono saluti calorosi altrimenti mezzi ciao ,un cenno con il capo, un  sorriso  ...o proprio niente quasi fossero già i "nemici" ☺️. Più facile scambiare due parole con chi ha parcheggiato di fianco a noi e si sta preparando , magari seduto sull'immancabile sgabello. Poi tutti in griglia .C'è 'auto apri-gara , a volte l'appello. Poi si ricevono indicazioni sul percorso , i giri da compiere ecc. infine l' inconfondibile rumore dei pedali che si agganciano a decine, quasi tutti contemporaneamente.L'auto apri-gara e le moto staffetta accompagnano il gruppo solitamente fuori da centro abitato, a velocità controllata . Poi il fischio del via. I battiti salgono subito , il cardio in un attimo è già a 150 , 160 , concentrazione ed adrenalina sono al massimo. Le fasi della gara cambiano sempre ma tutti vogliono stare abbastanza davanti, si fa meno fatica perché si evitano le " frustate " cioè le  forti accelerazioni all' uscita da curve strette o rotonde. Sono gare brevi, 50/ 60 km a tutta ed è un continuo ricercare la fuga buona che a volte arriva subito, a volte alla fine , a volte mai. Si cerca di "leggere" la corsa , alcuni sono più abili di altri , più scaltri. Se si riesce ad entrare in fuga occorre collaborare , è una regola non scritta.Lo sforzo in queste gare  è quasi sempre massimale ,a volte non si ha nemmeno un attimo per prendere la borraccia. Capitano spesso momenti di fuori soglia , sono pericolosi ai fini della gara perché se parte un'accelerazione violenta in quel momento ,pur se la testa lo vorrebbe,  le gambe non consentono di tenerci agganciati a quella ruota davanti che ci prende metri. Si impara con l'esperienza a gestire quei momenti.Bastano pochi secondi per far calare i battiti e si può far rientrare l'affanno. Occorre stare ben coperti dal gruppo , trovare il lato giusto per ripararsi dal vento.La mia statura e la mia predilezione a tenermi sempre via di fuga in caso di cadute o bruschi rallentamenti mi penalizzano un po'  in questo.  Se la fuga non è andata si ci prepara alla volata finale. La velocità aumenta progressivamente , si cercano le ruote giuste da seguire ed anche il lato della strada più coperto dal vento ...e poi si da' tutto . I battiti vanno a180 ed oltre . L'adrenalina  cancella dalla mente l'innegabile pericolo di quei momenti.Passato il traguardo cambia tutto. La tensione sfuma in un attimo , la respirazione torna a livelli normali ma le gambe continuano e bruciare forte per cui si percorrono  ancora un po' di km a livello minimo. Infine il rientro all'auto a bere subito , magari una barretta , ci si cambia e poi a rendere il numero e l'attesa di quelle classifiche bianche appese che possano dare un significativo oggettivo al nostro sforzo.Amo tutto questo, per chi le sa cogliere ed apprezzare sono sempre gocce di vita 🙃. Angelo